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 Rivoluzione in Iran sul web
In Iran i manifestanti si affidano al canale internet per scambiare informazioni e per comunicare con il mondo esterno. Un esercito di reporter improvvisati sta raccontando fatti e misfatti della tragedia iraniana. Il governo di Teheran ha optato fin da subito per una politica di rigida censura, vietando alle tv internazionali di riprendere le proteste e di raccontare alla storia le ragioni della protesta. I giornalisti e gli inviati occidentali sono stati progressivamente rimandati ai propri paesi d'origine senza il rinnovo del visto, allo scopo di tacitare il mondo sui fatti iraniani. Anche il web e la telefonia mobile hanno subito il duro taglio della censura. Ciò nonostante le immagini da Teheran continuano ad arrivare alla storia e al mondo, grazie ai servizi come Facebook, YouTube e Twitter, strumenti a metà strada tra la telefonia mobile ed internet. Il web è tuttavia utilizzato anche dagli stessi censori per fare disinformazione, per smentire o per divulgare false notizie. Un vero e proprio campo di battaglia virtuale in cui affiora come il picco di un iceberg la tragedia di un intero paese sull'orlo della rivoluzione civile. Il web diventa così l'unica fonte d'informazione libera anche per i giornali e per i magazine occidentali, costretti ad affidarsi ai video di YouTube per raccontare la rivoluzione iraniana. Un fatto che, a nostro personale giudizio, dovrebbe far riflettere chi invoca la censura di internet nelle moderne democrazie occidentali ed anche chi si oppone al ruolo del web come libera informazione dal basso.
20 / 06 / 2009
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